Orti ai giovani


Lo disse durante un’intervista Luca Cordero di Montezemolo una decina di anni fa “La ricchezza del futuro sarà il tempo”. Non sapeva però quanti “ricchi” avremmo avuto nel nuovo secolo: disoccupati, inoccupati, cassintegrati, lavoratori in mobilità, rifugiati. Peccato che tutta questa ricchezza a loro disposizione, al pari dell’oro,  non si mangi. E peccato anche che in questo 1° Mondo si sia perso il contatto più semplice e profondo con ciò che viene prima del prodotto e dei quattrini per comprarlo: la terra, la terra agricola, ricca e generosa del nostro territorio. La nostra terra si è trasformata in lotti, lotti da urbanizzare; la terra agricola, in ambito regionale soprattutto a Modena, è stata divorata dal cemento. Ma questa ormai è storia, rigida e cristallizzata, su cui in buona parte non si può più fare nulla. Quello che invece si può fare è di stoppare le ruspe, i cantieri, i lavori per costruire ciò che ormai  non si vende più e ridare un po’ di spazi e di saperi a chi lo desidera. Si può occupare il tempo, che quando si ha per costrizione, per mancanza di possibilità, diventa una prigione e dare orti ai giovani, e non solo agli anziani. Si può progettare di vivere a  Modena  e avere un po’ di terra vicino alla città per coltivare la verdura per la propria famiglia; si può  riportare alla vita un campo che sembrava morto. Tutto questo può progettarlo un’amministrazione che si interessa allo stato di benessere dei cittadini, come piccolo segno, leggero, ma duraturo. Non crea posti di lavoro, ma aiuta il bilancio familiare e può togliere da stati di inerzia pericolosi per l’essere umano e per la società, valorizza il senso del lavoro in se stesso, come attività umana qualificante e non esclusivamente come fonte di reddito. E anche questo è Welfare il cui significato, vale la pena ricordarlo, è quello di benessere,  non di assistenza. 
Paola Aime
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