Politica e Ponte Alto


La decisione della Giunta di riportare alla originale destinazione urbanistica l’area di Ponte Alto, reintegrandone le naturali funzioni produttive e logistiche, è un fatto positivo. Abbiamo evidenziato da tempo la follia urbanistica di un intervento per 600 alloggi in un’area esterna alla tangenziale, senza servizi, senza trasporto pubblico, incongruente con tutte le più elementari regole di sostenibilità e qualità ambientale.

Siamo soddisfatti di questa decisione e ci sembra corretto darne il giusto merito all’Amministrazione. E’ il segno concreto che la politica può decidere secondo la logica tutelando l’interesse collettivo. E’ costato discussioni, tempo e fatica ma possiamo dire che ne è valsa la pena.

Dopo le dimissioni dell’Assessore Sitta questa decisione assume un rilievo non solo di merito ma simbolico, perché interrompe, speriamo definitivamente, una stagione in cui gli accordi sulla trasformazione urbanistica della città rispondevano più agli interessi di chi doveva costruire che a quelli dei residenti. Non ci riferiamo ad aspetti penalmente rilevanti, che per fortuna non sono parte della nostra storia, ma di una visione distorta per cui la trasformazione dei suoli e la conseguente rendita fondiaria è stata intesa, se equamente distribuita tra i diversi attori imprenditoriali, un fattore di per sé positivo, al vecchio grido di pane e mattone.

La trasformazione delle aree F da servizi a residenza, senza valutazioni di merito, senza un’analisi puntuale delle singole criticità, è stata proposta alla città come il modo per dare urgentemente risposta alle esigenze di nuove case. Chi si ricorda la tesi sostenuta con veemenza che fosse l’unico modo per costruire velocemente appartamenti destinati alle giovani coppie?

Se questo era l’obiettivo il tempo perso ha dimostrato che la strada è sbagliata e pone più problemi di quelli che risolve. E questa criticità resta valida per tante altre aree F ancora in discussione.

Oggi in molti salutano questa decisione come positiva, e noi ce ne rallegriamo, ma perché il cambiamento di rotta sia reale è importante che le richieste che i cittadini sollevano vengano recepite integralmente. La discussione in corso sul PSC deve saper raccogliere istanze sempre più diffuse: saldo zero nell’uso del suolo, investimento sulla riqualificazione dei quartieri e delle case, politiche coerenti per la mobilità sostenibile, zone 30, potenziamento delle ciclabili e del trasporto pubblico, interventi per l’affitto.

Senza dimenticare che, per quanto attiene l’occupazione, non c’è confronto tra i posti generati con interventi di costruzione di nuovi comparti residenziali e azioni di riqualificazione. Il recupero del patrimonio immobiliare diffuso è la strategia che, oltre a salvaguardare la ricchezza distribuita di tanti piccoli proprietari, genera più lavoro per progettisti, artigiani, imprese e attività edili. Se vogliamo coniugare qualità, sostenibilità ambientale, competitività territoriale e creare occupazione la strada maestra è una seria revisione delle politiche urbanistiche orientate alla riqualificazione e al miglioramento della vivibilità dei nostri quartiere.

Speriamo che la decisione su Ponte Alto rilanci il confronto su questi temi, che saranno centrali nei prossimi programmi elettorali e nelle priorità della prossima legislatura. 


Paolo Silingardi


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