E' assurdo che sia il privato ad informare sullo stato delle nostre acque


Siamo rimasti allibiti leggendo la dichiarazione “Pagheremo lo spostamento di due pozzi Hera”. Da mesi stiamo sostenendo che sui campi acquiferi che alimentano 360.000 persone serve un aggiornamento del piano di tutela della acque. A parole è una priorità condivisa da tutti, al punto che il Comune è uscito con l’estemporanea proposta di potabilizzare l’acqua del Secchia, ma nessuno fa nulla.

Da oggi possiamo stare tranquilli, perché ci penseranno i costruttori. L’architetto Guerzoni “sgombra il campo” dalle preoccupazioni, non si costruirà sui pozzi Aimag (ci mancherebbe altro) ma su due pozzi Hera che, apprendiamo sempre da lui, “sono utilizzati solo in parte perché portano acqua dall’area di Formigine ancora inquinata dai nitrati tanto che è necessario tagliarla con l’acqua di Marzaglia e San Cesario.”

Sempre dall’architetto Ronzoni apprendiamo che la Provincia sta valutando “se chiudere questi due pozzi” e che i costruttori, bontà loro, “si sono già impegnati a pagarne la costruzione di due in una zona migliore.” Immaginiamo scelta da loro.

Sul riferimento alle fogne ipertecnologiche sorvoliamo, speriamo non saranno simili a quelle di Marzaglia, ritenute dall’assessore “le migliori del mondo”, e su cui attendiamo le verifiche previste.

E’ vero che la Provincia chiede la chiusura dei pozzi? E’ vero che Hera miscela l’acqua con San Cesario? Dove si pensa di trasferire i due pozzi che si vogliono chiudere? Qual è la loro portata e la loro distanza dai pozzi Aimag? Se non estrarranno più l’acqua inquinata questa arriverà ai pozzi Aimag? E Aimag con quale acqua la miscelerà? Chi ci risponderà, l’impresa e l’architetto Ronzoni?

Modena è sempre stata capace di pianificare le risorse pubbliche dando priorità all’interesse e al bene collettivo. Oggi, su un tema delicato e importante come quello dell’acqua, assistiamo sconcertati allo svilimento di una tradizione trentennale. Non possiamo che denunciare questa situazione, chiedendo che prima si proceda alla revisione del piano di tutela delle acque e poi, sulla base di valutazioni condivise e pubbliche, si prendano le decisioni conseguenti sui limiti di edificazione nell’area. Che siano poi i costruttori ad affrontare per la prima volta la questione dello spostamento dei pozzi ci pare un fatto di una gravità enorme.
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