Quando serve bisogna saper dire no.


Non servirà, perché non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire, ma noi diciamo da tempo si ai PEEP, si all’affitto, no all’approvazione indiscriminata di tutte le aree F. Non ci pare una posizione difficile da comprendere. Vogliamo discutere nel merito delle singole zone e poter esprimere giudizi puntuali e motivati, perché quando un’area diventa edificabile non è più possibile tornare indietro. Molti di noi hanno dimostrato concretamente la loro capacità di dire si. Oggi però, come ha ricordato Germano Bulgarelli, bisogna sul tema urbanistica essere molti vigili e saper dire, quando serve, no.

Costruire in via Cannizzaro e via Aristotele, sui pozzi di Modena e Carpi, che alimentano ben 360.000 persone, ipotizzandone la chiusura e senza avere studiato alternative concrete è una scelta sbagliata, che contrasta con 30 anni di pianificazione e tutela ambientale. E’ evidente il gioco retorico per cui si riduce una critica puntuale ad un no a prescindere, sfuggendo al confronto di merito.

Una domanda sorge spontanea, perché si vuole procedere con tutte le aree F mentre basterebbe, preso atto delle problematicità di alcune, stralciarle per valutare le alternative e gli impatti all’interno di una variante del PSC?

Da tempo affermiamo che la fase dell’espansione urbana è da considerarsi finita insieme alla domanda di case in proprietà. I bisogni dei giovani oggi sono cambiati, abbiamo una generazione di precari e di occupati saltuari, che non può accedere al mercato dei mutui. Il problema per loro non è la casa in proprietà ma l’affitto, condizione indispensabile per costruirsi una famiglia o per uscire da quella dei genitori.  I giovani possono investire a Modena per il proprio futuro, solo se il mercato dell’affitto sarà in grado di dare risposte adeguate ed economicamente sostenibili.

Per questo chiediamo che ai PEEP sia affiancata una seria politica di sostegno dell’affitto, con forme nuove di housing sociale che devono coinvolgere risorse pubbliche, disponibilità di terreni, maggior competizione tra le imprese e una rinnovata attenzione ai costi di costruzione, da contenere il più possibile.

E’ un peccato che la mancata disponibilità al confronto non permetta di valorizzare il buono che questa città ha fatto. Il nuovo scalo merci, il recupero della fascia ferroviaria, lo spostamento della linea storica sono il frutto di scelte politiche fatte oltre dieci anni fa, a cui molti di noi hanno partecipato attivamente. Faremo di tutto perché anche le scelte di oggi ne siano all’altezza.
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