Campi acquiferi, edificazione o tutela?


Il tema edificazione sui campi acquiferi non è una questione di toni. Il problema è dare sostanza alle affermazioni di principio, come tali sempre da tutti condivise e di prassi altrettanto disattese. E allora partiamo dai fatti, per capire se la disponibilità al dialogo è una questione di stile o di sostanza e se ne possono conseguire decisioni coerenti.

Da oltre 3 anni non si riunisce il tavolo nitrati,  mentre invece tute le scelte che riguardano l’acqua dovrebbero partire da puntuali valutazioni tecniche. Come crescono i nitrati, in quanto tempo si dilaveranno le falde, come i pozzi barriera possono tutelare i campi acquiferi, come favorire la ricarica naturale della falda con acque dei fiumi, come usare le acque estratte. Senza queste valutazioni costruire sui campi acquiferi è pericoloso. 

I pozzi di via Panni sono stati chiusi per decisione autonoma di Hera, mentre tutte le valutazioni tecniche indicano di estrarre l’acqua satura di nitrati ed evitare che avanzi verso i pozzi di via Aristotele e Cannizzato. Sarebbe utile capire chi lo ha deciso e perché per evitare che un fatto simile si ripeta, ma nel frattempo possiamo rimediare prima possibile a questo grave errore?

Dopo la famosa conferenza stampa che annunciò la potabilizzazione dell’acqua del Secchia un velo è sceso sul progetto, ma ci risulta che Hera ed Iren hanno recentemente illustrato all’Amministrazione lo stato del progetto, la cui sostenibilità economica è legata all’acquisto di acqua depurata da parte dei modenesi. Queste iniziative non possono partire da interessi economici dei gestori. Se davvero l’amministrazione crede che questa sia la strada apra un dibattito pubblico sulla proposta, altrimenti fermiamo questo progetto.

Sui pozzi di Marzaglia abbiamo costruito un’autodromo, su quelli di San Cesario cave, su quelli di Modena prevediamo case. Il problema non è quanto sarà larga la fascia di rispetto dai pozzi esistenti. Il punto è decidere se vogliano preservare integre le aree in cui è disponibile l’acqua da bere, per noi ma anche per i secoli futuri. L’area di Aristotele e Cannizzaro è l’unica nella conoide del Secchia da cui possiamo estrarre i volumi d’acqua necessari per Modena e buona parte della provincia. E’ così difficile decidere di tutelarla integralmente? Prevedendo maggiore cautela e progetti di protezione anche per Marzaglia e San Cesario.

Se l‘Amministrazione prevede di attendere la VIA per poi ridisegnare le edificazioni previste collocando aree verdi nelle aree a 10 o 20 o fosse anche 30 metri dai pozzi esistenti allora dovremmo dedurre che la montagna avrà partorito il più classico dei topolini.

Le nostre proposte sono semplici: bloccare qualsiasi ipotesi di costruzione su via Cannizzarto ed Aristotele, dare corso finalmente al tavolo nitrati, aggiornare il piano di tutela delle acque, condizionare le future scelte alle indicazioni che il piano di tutela fornirà.

Questa è stata la prassi seguita negli anni passati, questo è l’unico il filo da riprendere e che si è colpevolmente abbandonato. 

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100 per Modena


Un vero piacere ascoltare tanti cittadini all’incontro finale dei 100 per Modena illustrare le criticità e le priorità da inserire nel nuovo PSC.

Sosteniamo da sempre che questa città ha voglia di partecipare, ha idee sul suo futuro e non è disponibile a lasciar scegliere ad altri le cose da fare. Bene quindi tutti i processi di partecipazione e i momenti di dialogo tra istituzione e cittadini.

Tra i tanti temi significativi emersi, ci fa ancora più piacere notare che i tre temi più votati hanno una caratterizzazione molto precisa.

Il no all’edificazione sui campi acquiferi di via Cannizzaro e via Aristotele è non a caso il tema più votato tra quelli proposti. Una indicazione forte e chiara che ricorda all’Amministrazione come la priorità della tutela del bene comune acqua e il principio di cautela devono segnare le scelte che riguardano una risorsa utilizzata da oltre 300.000 persone. A fronte di questa posizione chiediamo ancora più fermamente che non si costruisca in via Cannizzaro e Aristotele fermando i percorsi di trasformazione edilizia delle aree F.

La richiesta precisa di investire sulla mobilità sostenibile, abbandonando progetti miopi e superati a servizio dell’auto per far diventare Modena una città ciclabile all’altezza con la sua vocazione europea. E’ ora di passare da una visione cicloturistica della bicicletta alla comprensione del ruolo strategico che questa può avere nel semplificare e migliorare la mobilità in città. A quando le piste ciclabili su via Giardini e via Emilia Est?

Il richiamo al ruolo strategico per le politiche culturali e di promozione del centro storico del Palazzo Ducale, con la proposta di recuperare più spazi possibili ad una funzione aperta e integrata nella città. La vera marcia in più indispensabile per garantire il successo della pedonalizzazione di piazza Roma, aprendo gli occhi sul fatto che la ricerca ossessiva di posti auto non risolve nessun problema. Al Novi Park ne abbiamo 1750 ampiamente sotto utilizzati a 450 metri da piazza Roma, in una struttura che oggi anche altri riconoscono sbagliata, ma con cui dobbiamo fare i conti.

Sarà interessante vedere come e fino a quanto l’Amministrazione terrà conto di queste indicazioni venute dai cittadini, di certo i processi partecipati sono belli e interessanti, ma richiedono coerenza e impegno a raccoglierne le indicazioni. Noi siamo sicuri che anche stavolta l’Amministrazione saprà accogliere le richieste della città, come già avvenuto su tanti temi caldi in questi ultimi due anni.

Paolo Silingardi

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Piazza Roma e Novi Park


La pedonalizzazione di Piazza Roma è una delle azioni strategiche per il rilancio e il sostegno del centro storico. La recente chiusura alle auto di Via San Carlo e Via Castellaro (speriamo definitiva) e di Via Cesare Battisti dimostra la qualità che il Centro Storico può offrire. Però la pedonalizzazione non basta e potrebbe rivelarsi un fallimento se non viene integrata con una buona offerta culturale e con attività di aggregazione. 

E’ urgente avviare un percorso di sostegno e promozione per fare di Piazza Roma un luogo vivo, ricco di attività, interessante oltre che piacevole da frequentare. E’ evidente che non basta chiudere la piazza ma bisogna aprirla ad attività, anche commerciali, sostenendole dove serva, intervenendo sulla qualità complessiva e rilanciando l’offerta culturale, dei servizi e della mobilità. Purtroppo invece si sta lavorando solo sull’auto.

L’uscita del parcheggio Novi Sad dista da largo San Giorgio 650 metri, 8 minuti a piedi attraverso un percorso pedonalizzato. Lo stesso tempo che ci vuole a trovare un posto in un grande parcheggio di un centro commerciale, prelevare un carrello e raggiungere gli scaffali. Ma con una qualità completamente diversa.

Ma gli errori commessi con la costruzione del Novi Park sono pesanti e ci costeranno cari. Nel mese di novembre sono stati registrati 25.000 accessi, pari a 806 auto al giorno, considerando una rotazione media di 3 auto per posto, più bassa di Piazza Roma, significa 268 posti auto impegnati. Ne sono stati realizzati 1.750. È del tutto evidente che la struttura è sovradimensionata, ha un piano in più, si è speso il doppio del necessario, vincolando risorse provenienti dalla sosta a raso, che pagheremo per 41 anni, con una piano di tariffazione della sosta che già dal prossimo anno inizierà ad incrementare i costi orari. Invece che applicare il più banale e diffuso dei principi, far pagare la sosta per sostenere la mobilità sostenibile, abbiamo innescato un circuito perverso tutto basato sull'auto. Al punto che pur di promuovere il Novi Park si premia chi arriva in auto con ore di sosta gratuita. L'esatto contrario di ciò che andrebbe fatto.

Su questo tema il nuovo PSC non ha la sufficiente determinazione. Non ci resta che ribadire gli obiettivi strategici che vanno assolutamente perseguiti: riduzione delle auto in circolazione, aumento della velocità commerciale degli autobus, realizzazione di corsie preferenziali, integrazione della rete delle ciclabili, investimento sulla sicurezza, contrasto al furto di biciclette.

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Al via i gruppi di lavoro di Modena Attiva

Con settembre riprendono le iniziative di Modena Attiva. Vorremmo riuscire ad allargare la partecipazione a chi di voi è disponibile a colaborare alla organizzazione delle iniziative e alla elaborazione dei contenuti.

Anche su sollecitazione di molti di voi vi proponiamo di organizzare l'attività per gruppi di lavoro e di affiancare altri settori al tradizionale impegno sull'urbanistica, che ci vedrà comunque molto impegnati sul nuovo PSC. I gruppi saranno 4, ognuno con un coordinatore e saranno supportati da esperti del settore che hanno già dato la loro disponibilità a collaborare con noi.

I gruppi per ora sono Urbanistica, Welfare, Sanità, Mobilità. 


Mantenendo la metodologia utilizzata fino ad oggi i gruppi avranno l'obiettivo di predisporre documenti di approfondimento, elaborare proposte e  organizzare iniziative pubbliche per promuove il confronto e la discussione in città.

In un momento di grave crisi economica e profondi cambiamenti riteniamo utile avviare una riflessione più articolata sul modello sociale, sui servizi pubblici e sui costi per la collettività del welfare certi che questi argomenti saranno centrali nella discussione sulle politiche locali.

Per segnalare la vostra disponibilità a lavorare con uno dei gruppi potete accedere al sito www.modenaattiva.it e iscrivervi alla mailing list. Sarete inseriti nel gruppo di lavoro e riceverete inviti agli incontri, aggiornamenti e materiali di lavoro man mano prodotti, con la possibilità di dare il vostro contributo anche on line.

In particolare, il gruppo di lavoro sul PSC si ritroverà mercoledì 19/9 ore 21 nella saletta piccolo presso l'ex mercato ortofrutticolo in via Ciro Menotti. Hanno già garantito la presenza un ampio gruppo di architetti e urbanisti modenesi. All'ordine del giorno una riflessione sul nuovo PSC, sulla nuova linea proposta dall'Assessore Giacobazzi e la programmazione di una iniziativa pubblica per fine mese.

Se potere allargate pure l'invito perché, come sempre, più siamo e meglio stiamo.

A presto
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Disponibili al dialogo ma senza tabù


Apprezziamo la disponibilità espressa da Baruffi al dialogo e al confronto ma una cosa che ha scritto non è vera. Non abbiamo mai detto che “il Pd non ha l'autorità morale e la serenità per contrastare questi fenomeni degenerativi”.

Rispettiamo gli amministratori, del PD e di altri partiti, che dedicano il loro tempo alla cosa pubblica. Ma abbiamo anche occhi per vedere, e ci sono situazioni che, chi a cuore la sinistra e le nostre amministrazioni, deve con forza denunciare e di cui dobbiamo liberarci.

Non abbiamo neppure accumunato insieme vicende diverse, abbiamo invece detto che “ognuna con la propria specificità e ognuna con la propria storia giudiziaria hanno un fattore comune che la politica non può sottacere. Sono un segnale di allarme, grave perché non isolato, del superamento di un limite inviolabile, il rispetto delle regole.”

Se vogliamo fare un passo avanti, evitare le contrapposizioni sterili, farci capire dai modenesi, è su questo fattore comune, politico e non giudiziario, che dobbiamo confrontarci senza strumentalizzare i ragionamenti altrui. 

Caro Baruffi dobbiamo assolutamente alzare la guardia per contrastare fenomeni degenerativi che purtroppo stanno emergendo a livelli diversi e proprio per questo sono molto preoccupanti. Li evidenziamo per dare un contributo di merito alla riflessione.

Primo livello, la piccola corruzione, la tentazione a cui si cede più per il calo della tensione morale che per l’effettivo bisogno materiale. Le nostre amministrazioni devono essere immuni a questi rischi, devono avere gli anticorpi per contrastare sul nascere questi fenomeni, non banali, perché violano la legge e creano costi e disparità tra le aziende. Assieme alle funzioni d’indirizzo gli amministratori devono esercitare il controllo, che pure a loro spetta, ma che i fatti dimostrano deve aumentare. 

Secondo livello, le infiltrazioni della criminalità. Bene ha fatto Baruffi a ricordare l’impegno del PD per un uso trasparente delle risorse nelle zone terremotate. Ma è un problema generale, che colpisce prima di tutto i settori del movimento terra, dell’edilizia e delle grandi opere e in cui la politica non deve aver paura di parlare. Da poco a Modena abbiamo alzato questo velo e non deve assolutamente ricadere.

Terzo livello, il consociativismo che tende a sottoscrivere accordi che preordinano decisioni sottraendo spazi alla partecipazione e limitando inevitabilmente la tutela degli interessi collettivi. Un fatto che lede il rapporto tra cittadini e amministratori e che dobbiamo superare. Ricordo l’accorato appello dell’ex Sindaco Bulgarelli, che su questo tema terminava con un deciso “Io non ci sto”.

Noi non facciamo accuse generalizzate, se c’è la disponibilità al confronto possiamo lavorare insieme, non sul versante giudiziario, che non ci compete, ma su quello politico, affrontando i problemi oggettivi e con l’impegno costante per garantire trasparenza e spazi reali di partecipazione ai cittadini.

Paolo Silingardi
Modena Attiva
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Dossier Pista Marzaglia

Presentato sabato alle 11 il "Dossier Pista Marzaglia" di Modena Attiva. Nel Dossier la storia del tracciato, gli atti più importanti, le prescrizioni e le osservazioni della VIA, le difformità tra il progetto approvato e quello realizzato.

“Al solo fine di ristabilire dal punto di vista tecnico una verità, veniamo alle caratteristiche principali dell'impianto, che è costituito da un anello esterno della lunghezza di 1600 mt. e da 4 piste interne per prove e test in diverse condizioni di assetto e superfici.” Così nel maggio del 2008 l'ass. Sitta illustrava il progetto al Consiglio Comunale. Nel dossier altri stralci del suo intervento in netto contrasto con quanto realizzato.

Le richieste di Modena Attiva sono semplici:

1. Che il Comune di Modena faccia chiarezza, in modo trasparente e inequivocabile, su come sia possibile che l’opera realizzata sia difforme dal piano particolareggiato approvato il 5 maggio 2008 dal Consiglio Comunale e dalla VIA provinciale;

2. Che la Provincia di Modena sia inflessibile nel richiedere il rispetto del progetto approvato in sede di VIA e delle relative 43 prescrizioni vincolanti:

3. Che l’eventuale riconvocazione della Conferenza dei Servizi sia aperta alle associazioni e ai cittadini interessati, in modo da permettere in modo diretto e trasparente un controllo democratico sull’uso del territorio.

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Dibattito Sitta, Silingardi, Pagani, Venerdì 2 marzo


“Modena: quali scelte urbanistiche per quale città” dibattito pubblico con Daniele Sitta, Paolo Silingardi ed Egidio Pagani, introduce Mauro Sentimenti.
Venerdì 2 Marzo ore 20:45 sala Giacomo Ulivi (ex Mercato Ortofrutticolo) via Ciro Menotti 137.
Mai come in questo periodo è stato vivace il dibattito sulle scelte urbanistiche che si stanno compiendo in città nell’attesa del prossimo Piano Strutturale Comunale che dovrà disegnare lo sviluppo di Modena nei prossimi vent’anni. Questa iniziativa pubblica mira a fare chiarezza sulle diverse visioni che si confrontano sul futuro della città.
L’iniziativa è organizzata dall’Associazione “Le ragioni del socialismo”
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ARPA Top Secret

Che ci sarà mai scritto in quel parere di così delicato per cui il Comune lo mantiene segretato? Sta diventando un caso il parere espresso dall'ARPA, e trasmesso al Comune e alla Provincia, sul Piano Particolareggiato di via Aristotele. Malgrado la procedura sia pubblica, e preveda tempo fino al 28 febbraio per esprimere osservazioni da parte dei cittadini, tra i documenti che vengono forniti a chi fa accesso agli atti manca proprio il parere dell'ARPA. Un atto non secondario nell'analisi del progetto, visto anche l'area particolarmente delicata su cui si vorrebbe costruire. Il fatto è ancora più significativo se si registrano le ben 2 interviste rilasciate dal direttore dell'ARPA a due quotidiani locali, in cui lo stesso evidenzia criticità in una forma non certo usuale.

E quindi, quanto dovremo aspettare per scoprire cosa dice il documento top secret? Noi avanziamo ancora la nostra richiesta, che il Comune quanto prima renda la documentazione disponibile sul proprio sito, in nome di una trasparenza non di facciata ma sostanziale.
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Comunicato: il 28/12 depositati il Piano Particolareggiato di Via Aristotele

Il 28 dicembre è stato depositato il Piano Particolareggiato di Via Aristotele, senza comunicarlo alla città.

La cosa è particolarmente grave perché il deposito avviene al termine di un’istruttoria con il Comune e quindi in modo condiviso quanto meno con l’assessorato all’Urbanistica. Quindi dal 28 dicembre sta decorrendo il termine di 60 giorni per depositare osservazioni da parte dei cittadini interessati, entro e non oltre il 28 febbraio.

Il Comune spedisce decine di comunicati al giorno, ma non avvisa dell’avvio di questa procedura pubblica, fatta durante le feste natalizie, di modo che al rientro, dei 60 giorni disponibili, il 20% saranno già trascorsi.

Chi ha seguito tra il 28 e il 31 dicembre gli interventi sul Piano Casa con aperture al dialogo e al confronto, si porrà quanto meno una domanda: ma chi parla sapeva?

Se si, allora appare evidente che la discussione è stata solo un proforma e che le aperture al dialogo e al confronto si riducono ad un treatrino della politica, di cui non sentiamo il bisogno. Se no, qualcuno spinge volutamente per rompere stringendo i tempi perché ha paura del confronto e mettendo tutti, tra cui anche il Consiglio Comunale di fronte al fatto compiuto.

Perché tanta fretta? Perché proprio sull’area F più delicata si vuole chiudere la discussione prima ancora di aprirla? Perché non si accetta la proposta di sospendere l’iter del piano particolareggiato per fare gli approfondimenti ambientali necessari per poi poter procedere con maggiore tranquillità?

Noi non siamo contrari a priori, riteniamo però che prima vada rivisto il piano di tutela sulle acque, priorità assoluta, verificando le aree di riserva necessarie per i futuri pozzi. Solo dopo, in modo coerente, sviluppato il piano particolareggiato, accettando le eventuali limitazioni e vincoli ambientali. Senza trascurare la procedura di VIA in corso. Per questo rinnoviamo la richiesta al Sindaco di sospendere l’iter, procedendo su altre aree, in attesa di un quadro complessivo più chiaro.

La fretta quando s’interviene su un’area da cui si estrae l’acqua per 360.000 persone è cattiva consigliera.

Da parte nostra ci impegniamo ad organizzare le opportune iniziative pubbliche per esaminare il Piano Particolareggiato e predisporre le osservazioni che riterremmo indispensabili per tutelare le falde modenesi, ricordando a tutti che fino all’approvazione da parte del Consiglio Comunale si tratta solo di carta, e confidando nel ruolo e nell’autonomia dei consiglieri eletti dai cittadini.
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Scelte politiche e valutazioni di merito?


E’ possibile che le scelte politiche siano indipendenti dalle valutazioni di merito? Noi crediamo di no. L’area del principale campo acquifero Modenese andrebbe gestita con una visione unitaria e il coinvolgimento di tutti gli enti competenti. Tra Cannizzaro e Aristotele ci sono i pozzi che forniscono acqua potabile a 360.000 persone, un aspetto che dovrebbe indurre a forte cautela.

Sull’area è in corso un procedura di VIA, unificata tra Aristotele e Cannizzaro su richiesta della Regione Emilia Romagna, che prevede studi specifici e un percorso pubblico, con osservazioni e controdeduzioni. Che senso ha procedere con varianti urbanistiche mentre la VIA è in corso?

Dopo la proposta di usare l’acqua del Secchia molti, tra cui lo stesso Comune di Modena, hanno chiesto il completamento del Piano Nitrati e l’aggiornamento del Piano di tutela delle acque, a cui adeguare gli indirizzi della pianificazione.

E’ inoltre evidente l’opportunità di definire le aree di riserva da mantenere disponibili per eventuali nuovi pozzi, ad integrazione o sostituzione degli attuali, che per loro natura non sono eterni.

In questo quadro, la priorità è la salvaguardia delle acque potabili, mentre l’edificazione sarà possibile nella misura in cui non confligga con la tutela dei pozzi. Invece del confronto con gli enti coinvolti e con i cittadini si preferisce accelerare le procedure con motivazioni molto deboli, per cui sulle aree pubbliche sarebbe possibile attivare percorsi partecipati (via Cannizzaro) mentre su quelle private no (via Aristotele). Come se gli impatti sulle falde cambiassero a seconda dei proprietari dei terreni.

Limitare la politica urbanistica alla trasformazione delle aree F in edificabili è stato un errore strategico che anziché ridurre i tempi li sta allungando. Anche perché il percorso decisionale non ha previsto studi d’impatto ambientale con valutazione delle possibili alternative, e non si possono giustificare tutti gli interventi sulla base dell’esigenza di costruire nuovi alloggi di edilizia sociale.

Non serve banalizzare il problema sostenendo che si è sempre edificato sulle aree dei pozzi (prima però che il PRG lo vietasse) e che costruendo si protegge la falda. I problemi che stanno emergendo nell’autodromo di Marzaglia indurrebbero ad atteggiamenti molto più prudenti.

Insieme al dott. Adriano Zavatti, abbiamo illustrato motivazioni tecniche e di merito e proposto una scelta chiara: sospendere i processi di pianificazione in corso dando priorità alle procedure di Via e ai Piani di tutela delle acque. Non siamo per un no a priori, ma chiediamo semplicemente di verificare le problematiche ambientali prima di redigere i piani particolareggiati di edificazione per le aree F con evidenti criticità. Una richiesta di buon senso e facilmente accoglibile.
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Acqua e politica. Tutela delle falde ieri, oggi e domani. 9/11 sala Marie Curie

Mercoledì 9.11.2011 ore 21
Sala Marie Curie Circoscrizione 4, 
Villaggio Giardino Via Marie Curie, 22

Serata di confronto e discussione

• Adriano Zavatti
Le risorse idriche modenesi e le politiche di pianificazione
• Paolo Silingardi
Manifesto per la tutela dei campi acquiferi

Ampio spazio al dibattito e alla partecipazione

Un’occasione per discutere delle relazioni tra pianificazione, urbanistica e ambiente, con un'attenzione particolare all'acqua, bene comune primario da tutelare, conservare e garantire, in qualità e quantità, oggi e domani.

Perché prima di fare è utile pensare, discutere, confrontarsi, parlare.
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Quando serve bisogna saper dire no.


Non servirà, perché non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire, ma noi diciamo da tempo si ai PEEP, si all’affitto, no all’approvazione indiscriminata di tutte le aree F. Non ci pare una posizione difficile da comprendere. Vogliamo discutere nel merito delle singole zone e poter esprimere giudizi puntuali e motivati, perché quando un’area diventa edificabile non è più possibile tornare indietro. Molti di noi hanno dimostrato concretamente la loro capacità di dire si. Oggi però, come ha ricordato Germano Bulgarelli, bisogna sul tema urbanistica essere molti vigili e saper dire, quando serve, no.

Costruire in via Cannizzaro e via Aristotele, sui pozzi di Modena e Carpi, che alimentano ben 360.000 persone, ipotizzandone la chiusura e senza avere studiato alternative concrete è una scelta sbagliata, che contrasta con 30 anni di pianificazione e tutela ambientale. E’ evidente il gioco retorico per cui si riduce una critica puntuale ad un no a prescindere, sfuggendo al confronto di merito.

Una domanda sorge spontanea, perché si vuole procedere con tutte le aree F mentre basterebbe, preso atto delle problematicità di alcune, stralciarle per valutare le alternative e gli impatti all’interno di una variante del PSC?

Da tempo affermiamo che la fase dell’espansione urbana è da considerarsi finita insieme alla domanda di case in proprietà. I bisogni dei giovani oggi sono cambiati, abbiamo una generazione di precari e di occupati saltuari, che non può accedere al mercato dei mutui. Il problema per loro non è la casa in proprietà ma l’affitto, condizione indispensabile per costruirsi una famiglia o per uscire da quella dei genitori.  I giovani possono investire a Modena per il proprio futuro, solo se il mercato dell’affitto sarà in grado di dare risposte adeguate ed economicamente sostenibili.

Per questo chiediamo che ai PEEP sia affiancata una seria politica di sostegno dell’affitto, con forme nuove di housing sociale che devono coinvolgere risorse pubbliche, disponibilità di terreni, maggior competizione tra le imprese e una rinnovata attenzione ai costi di costruzione, da contenere il più possibile.

E’ un peccato che la mancata disponibilità al confronto non permetta di valorizzare il buono che questa città ha fatto. Il nuovo scalo merci, il recupero della fascia ferroviaria, lo spostamento della linea storica sono il frutto di scelte politiche fatte oltre dieci anni fa, a cui molti di noi hanno partecipato attivamente. Faremo di tutto perché anche le scelte di oggi ne siano all’altezza.
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Aree F, che fare? Prioritario tutelare i nostri pozzi.


E’ evidente la distanza tra le politiche urbanistiche dell’amministrazione e una parte sempre più grande della città. Se la gradualità negli interventi sulle aree F, indicata dal PD del luglio scorso, si deve valutare dal tour de force in corso nelle circoscrizioni, qualcosa non va.  E’ ora di prendere atto che manca la disponibilità al dialogo e che non si vuole avviare quella seria revisione sulla politica urbanistica richiesta da più parti, ma inascoltata in Piazza Grande.

Quindi che fare? Sulle scelte in corso urgono azioni per la limitazione del danno. Costruire sulla falde acquifere di via Cannizzaro e via Aristotele sarebbe un grave errore. Oltre 20 anni di studi hanno sempre identificato quell’area come la migliore per estrarre la nostra acqua da bere, ora improvvisamente si parla di chiusura e trasferimento dei pozzi. Nelle prossime settimane Modena Attiva avvierà iniziative per la tutela dei nostri pozzi e delle 360.000 persone che ne utilizzano quotidianamente l’acqua.

Nel 2005 anziché aggiornare il PSC si decise di prendere l’apparente scorciatoia della trasformazione delle aree a servizi generali in edificabili. Senza valutazioni puntuali sugli impatti, sulla viabilità, sui servizi, sull’ambiente. Senza una visione d’insieme per un’operazione da oltre 6.000 alloggi. Inserendo aree critiche come Ponte Alto, non tanto per i prevedibili problemi d’inquinamento, ma per l’improbabile collocazione di residenza in un’area a ben altra vocazione.

Oggi, dopo ben 6 anni, in un quadro economico e sociale ben diverso, emergono tutti i limiti di una scelta che andrebbe serenamente rivista.

Non basta, per giustificare le scelte fatte allora, richiamarsi oggi all’housing sociale senza chiarire come e con quali risorse. Se una scelta di pianificazione è sbagliata tale rimane anche per i PEEP. Non serve giocare con i numeri, il diritto di edificabilità che viene riconosciuto ai privati sarà esercitato appena possibile, con tutto il relativo carico d’impatti. Come non serve appellarsi, in modo un po’ patetico e strumentale, ai giovani e ai loro bisogni.

Perché non impegnarsi per realizzare una variante omogenea agli strumenti urbanistici comunali e avviare l’elaborazione di un nuovo PSC, invece di insistere sulla strada collaudata del braccio di ferro, che ha già prodotto l’anomalia politica di una giunta senza SEL e IDV?

Nel centrosinistra è diffusa in modo ampio la richiesta di cambiamento. Definirla come l’egoismo isolato di pochi è sbagliato, pretestuoso e poco intelligente. La politica è altra cosa. In questa situazione l’unica strada percorribile è lavorare con la base elettorale del centrosinistra. Non si tratta di lanciarsi in uno sterile toto-nomine, ne di ipotizzare una lista civica, ma di contribuire alla definizione di una piattaforma programmatica chiara, precisa, credibile, dove le parole coincidano coi fatti e dove gli elettori del centrosinistra trovino un’alternativa concreta alle attuali, superate, politiche. Sapendo che il rinnovamento passerà dalle primarie e da nuovi nomi, perché non esistono politici per tutte le stagioni.

Se poi l’assessore Sitta vuole capire cosa pensa una parte della città venga domenica al TeTe a vedere l’inchiesta sull’urbanistica realizzata da giovani per i giovani. Troverà tanti precari a cui potrà spiegare come accendere ai mutui sulla prima casa.
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Puliamo il mondo

Iniziativa di Legambiente al Parco Ferrari. Domenica 25 settembre ore 15 - 19. Puliamo mondo

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A:A:A: Bicicletta Graziella Cercasi

Si riparte con il corso per insegnare l'utilizzo della biciclette alle donne straniere

La Fiab di Modena sta organizzando per i mesi di giugno e luglio un nuovo corso per insegnare alle donne straniere (e non) ad andare in bicicletta.

L'iniziativa (già sperimentata con successo) nasce dalla necessità di agevolare le donne nel loro percorso di inserimento in un contesto lavorativo e nella società utilizzando la biciclette laddove i mezzi pubblici non arrivano o sono scarsi.A tale scopo necessitano BICI IN PRESTITO (ANCHE I REGALI NON SI DISDEGNANO) TIPO GRAZIELLE O COMUNQUE CON UN TELAIO PICCOLO.

Telefonare ai seguenti numeri: 3391118645 (Giovanna) 3384882782 (Luana)
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Un campo di calcio che si chiama Franco Cesana.

SPETTACOLO TEATRALE " UN CAMPO DI CALCIO CHE SI CHIAMA FRANCO CESANA",  regia di Ivan Andreoli e Milena Nicolini, che si terrà presso la Polisportiva Sacca MODENA mercoledì 18 maggio ore 21, ingresso gratuito. Lo spettacolo, messo in scena da giovani studenti, oltre ad accennare al problema del campo di calcio Franco Cesana, ricostruisce la vicenda di Franco Cesana, il più giovane partigiano d'Italia, ucciso a 13 anni sulle colline Modenesi, nel settembre del 1944. 

Il Comitato Sacca è nato nei primi mesi del 2010  per iniziativa di alcuni comuni cittadini, quando si è saputo che L'Amministrazione comunale aveva deciso di variare la destinazione dello spazio verde, ora adibito a campo di calcio col nome di 'Franco Cesana', da pubblico a privato, per poterlo vendere a privati con il fine di costruirvi edifici abitativi. Per quanto i vari progetti presentati dall'Amministrazione siano stati più volte variati nel senso di adeguare il più possibile le nuove alle vecchie abitazioni del Villaggio Ina Casa, di fatto quello spazio verde verrebbe quasi del tutto annullato, arrecando un grande danno al Villaggio Ina Casa, che usufruisce solo di piccolissimi parchetti, anche scarsamente attrezzati. Il Comitato Sacca, composto di comuni cittadini, ha sempre scelto la via del dialogo e del confronto con le Istituzioni, ma rimanendo fermo su alcuni punti di base: 
Quello spazio aperto, verde, nacque nel 1961 insieme al progetto urbanistico del Villaggio Ina Casa: ne doveva essere il cuore, il punto di incontro: Essendo il quartiere operaio privo di luoghi di ritrovo per i ragazzi, si decise di destinarlo a campo di football, per dare l'opportunità di fare sport anche ai giovani figli di operai. Così è rimasto da allora. E così deve rimanere: uno spazio pubblico, a disposizione della gente del Villaggio, se non più come campo di calcio, allora come spazio verde attrezzato per i tanti anziani che qui abitano, per i tanti ragazzini e giovani privi di punti di ritrovo specifici, per iniziative della collettività tese a rinforzare o creare  rapporti  tra persone anche di differenti  provenienze  geografiche.Continuare a cementificare, pensando magari che sia da traino per la ripresa economica, è un errore prospettico, non solo di tipo economico, come sottolineano molti esperti, ma soprattutto per la salvaguardia dell'ambiente. E' stato detto in vari articoli sui giornali che l'intento dell'Amministrazione, più che di realizzare significativi introiti economici (infatti, il ricavato di vendita sarebbe del tutto irrisorio rispetto ai bisogni - pur sacrosanti - dell'Amministrazione), è quello di progettare con la costruzione di tre palazzine la riqualificazione del Villaggio,  che starebbe vivendo un grave degrado a causa di abitazioni lasciate senza lavori di restauro e di una  popolazione molto invecchiata. E di una forte presenza di stranieri, aggiungiamo noi, se non si progettano iniziative per creare occasioni di incontro, conoscenza reciproca e scambio. Come un bello spazio verde pubblico al centro del Villaggio. In che modo invece la costruzione di tre palazzine, che porterebbe più famiglie, più auto, più bisogni, più intasamento  su quel medesimo spazio senza verde sufficiente, senza attrezzature e ritrovi per i giovani, con una viabilità antiquata, favorirebbe la ristrutturazione delle case, il rinnovo della popolazione, l'integrazione fra diverse etnie?  
Il Comitato Sacca non vuole promuovere nè guerre nè polemiche, ma ritiene che sia giusto, soprattutto oggi, di fronte al grande degrado dello scontro politico, che i cittadini, la gente comune, riprendano ad occuparsi della loro vita, del loro spazio e tempo di vita, discutendo, proponendo e, sì, anche dicendo 'no' qualche volta ai propri Amministratori, magari pur avendoli votati. Pare al Comitato un segno  non di esibizione egoistica, ma di di riconquistata civiltà.    

Milena Nicolini
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L'infiltrato

Ringraziamo Luca Gozzoli per la preziosa segnalazione, in mezzo ai tanti contrari alla piscina nel Parco Ferrari si nasconde un pericoloso infiltrato. Non è un vero ambientalista, ma solo un’opportunista. Il suo identikit, grazie al comunicato inviato alla stampa, è facilmente identificabile: viaggia su un’auto di grossa cilindrata, trascura i modelli ibridi o a metano, possiede più di un’abitazione, tra cui una bella dimora in città e una in collina circondata da una giardino privato, non ha mai attraversato la città in bicicletta, e mangia carne. Pare che addirittura nel suo bel giardino abbia una piscina! Per identificare meglio il pericoloso pseudo ambientalista chiediamo al consigliere Gozzoli di chiarirci un particolare per garantire una rapida e certa identificazione, di che tipo è la piscina: coperta, scoperta, interrata, in rilievo o gonfiabile? Sa consigliere, non tutte le piscine sono uguali.
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